EZ e il maglione norvegese!

Se seguite il mio gruppo su Facebook dedicato a Elizabeth Zimmermann  è probabile che abbiate letto dell’esordio di EZ nel 1958 con il suo primo modello pubblicato su “Woman’s Day”, una rivista femminile pubblicata negli Stati Uniti.
Avendo letto di questo suo primo modello, era naturale che cercassi di procurarmi una copia della rivista! Non ci sono riuscita… ma… girando in rete ho saputo che la Seattle Public Library (Seattle, Washington, USA) ha una copia della rivista nella loro collezione.

Qui una piccola parentesi: ho sempre avuto un rispetto grandissimo per i bibliotecari. Sin da piccola sono stata una frequentatrice assidua delle biblioteche pubbliche. L’estate tra la seconda e la terza elementare, mia madre ha deciso che ero grande abbastanza da prendere la mia bicicletta il sabato pomeriggio e andare – da sola! – in biblioteca. Sono stati i pomeriggi più belli della mia infanzia. Avrò fatto impazzire le signore bibliotecarie alla Florissant Public Library, ma mi hanno sempre aiutato con tanta pazienza a trovare i libri che cercavo.

Finita la parentesi: chiaramente, non ho avuto remore a scrivere alla Biblioteca per chiedere se gentilmente mi potessero far avere una copia dell’articolo. Desiderio che fu subito esaudito.

Mi è zimmermann january 1955 woman_s day magazine (2)arrivata una copia dell’articolo, con tutte i dovuti avvertimenti su come potessi utilizzarlo. La lettura era affascinante. EZ, nel suo stile inimitabile, ha raccontato il suo rapporto conflittuale con i maglioni “norvegesi”. Titolo dell’articolo: Norwegian Sweaters – the easy way. By Elizabeth Zimmermann.
Ecco l’incipit:” I had, all my life, determinedly set my face against making any form of Norwegian Ski Sweater for what I consider four excellent reasons: one – I hate purling back; two – I hate twisting yarns at each color change; three – I hate complicated graphs and translating dots, asterisk and funny squiggles into colors; four – and much the worst, I hate the interminable putting down of one color and picking up the other whenever the pattern demands it – sometimes every second stitch. But my children were equally determined to have ski sweaters! So I beat my brains out and licked all four difficulties, evolving a Norwegian garment which was the envy of the sixth grade; and now I make such sweaters in all sizes for my growing-up family.”.
Perché i suoi figli volevano “ski sweaters” e alla fine è venuto fuori un maglione che sarebbe stato l’invidio di tutta la classe della prima media!

Adesso, EZ spiega punto per punto come ha risolto i quattro dubbi che la fermavano davanti al maglione norvegese perché anche se lei non voleva fare quei maglioni, i suoi figli li volevano portare!

  • Primo punto: come evitare di dover lavorare a rovescio? Lavorare in tondo usando dei ferri circolari – uno più lungo per il corpo e uno più corto per le maniche – per creare un tubo che diventerà il corpo del maglione. E qui spende qualche parola anche sullo “steeking” ossia, tagliare il tubo che hai lavorato per inserire le maniche.
  • Secondo punto: come evitare di dover torcere insieme i filati quando si cambia colore nel motivo a due o più colori. Scegliere motivi che non usano più di 5 maglie consecutive in un colore, evitando che il filato portato dietro il lavoro non sia troppo lungo. Dice che un vantaggio collaterale è un tessuto “doppio” e quindi più caldo.
  • Terzo punto: come eliminare grafici complicati che ci costringono a cambiare filato troppo spesso. Alternare delle fasce di motivi alti lavorati su 8 o 9 giri con motivi meno alti lavorati su tre giri. Suggerisce di recitare delle “filastrocche” che inventi per ricordare l’ordine dei colori nei motivi. Per esempio: 3 maglie chiare, 3 scure, 3 chiare, SCURA; 3 maglie chiare, 3 scure, 3 chiare, SCURA oppure CHIARA 1, 2, 3, 4, 5 – scura, scura, chiara, scura, scura; CHIARA 1, 2, 3, 4, 5 – scura, scura, chiara, scura, scura,
  • Quarto punto: dover costantemente lasciare un colore per riprendere l’altro. Qui ci spiega che ci sono due modi per lavorare a maglia: il cosiddetto metodo Inglese e quello Continentale. Ci ammonisce a imparare a lavorare in tutti e due i modi, così possiamo tenere in una mano un colore e nell’altro l’altro colore… senza dover lasciare e prendere i filati, ma solo “gettare” un colore con la destra o “pick” un colore con la sinistra.

Ma non ero affascinata solo dal suo stile letterario! Leggendo le istruzioni per il maglione, ho scoperto che suo primo modello pubblicato – contro di tutto quello a che sappiamo del sistema EPS – era lavorato dal collo all’orlo, ossia “top-down”.  Inizia il corpo del maglione dal collo e finisce con l’orlo, e lo stesso vale per le maniche!

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Foto presa da http://www.ravelry.com

 

Se mi conoscete anche un po’ da quel che scrivo, sapete che sono molto curiosa! E quindi ho cercato tra i modelli di EZ per questo maglione. Le mie fatiche non erano in vano! Tra gli Spun Out nella mia collezione EZ, ho trovato il #44 che è la ristampa del Wool-Gathering #59, pubblicato nel 1998 per celebrare il 40° anniversario del mail-order business che poi è diventato Schoolhouse Press.  Nella newsletter, Meg parla del maglione del 1958 e come è tornato alla luce durante una visita con la figlia l’anno primo. Vedendo quel vecchio maglione, si è ricordato di averne fatto uno per il figlio, Cully, nel 1989 e che era ora di fargli un altro. Quindi nel 1998 illustra il Norwegian Pullover – Meg’s way (una mia licenza poetica!). E qui, vince il metodo bottom-up che noi associamo sia a Meg sia a sua Madre!

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Foto presa da http://www.ravelry.com

 

Spero di non avervi tediato troppo anzi, spero che abbia stuzzicato la vostra curiosità e che andrete in cerca del filato perfetto nei colori perfetti per fare un Norwegian Sweater usando il metodo che più ti piace… perché la Grande Dame della maglia ti direbbe che non esiste un modo corretto or scorretto per lavorare a maglia!
“There is no right way to knit; there is no wrong way to knit. So if anybody kindly tells you that what you are doing is wrong, don’t take umbrage; they mean well. Smile submissively, and listen, keeping your disagreement on an entirely mental level. They may be right, in this particular case, and even if not, they may drop off pieces of information which will come in very handy if you file them away carefully in your brain for future reference.”  Elizabeth Zimmermann in Knitting without Tears, p. 52

DLG – 2 aprile 2016

 

 

 

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