La genesi di una Knitting Bear: Annalisa Dione

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Donna
Annalisa, se la mia memoria non mi tradisce – io e te ci siamo conosciute a Lucca ai workshop di filatura tenuto da Deborah Gray che io avevo organizzato all’Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art, nel 2011 ed eri tu ad intervistare me dopo quei workshop! Adesso i ruoli si sono invertiti e sarò io a farti qualche domanda!

Dal allora ad oggi io ho assistito alla tua crescita come knit designer; oggi hai raggiunto un livello di tutto rispetto nella comunità della maglia italiana. Credo di non esagerare quando dico che sei una delle knit designer emergenti più interessanti sulla scena italiana. Parliamo un po’ della tua genesi come stilista.

Quand’è che è scattato in te il desiderio di progettare capi lavorati ai ferri?

Annalisa
Innanzitutto grazie per aver scelto di intervistarmi e per le belle parole che hai scritto e no, non sbagli, ci siamo proprio conosciute in quell’occasione. Di solito non penso a me stessa come a una stilista. Trovo che questa parola definisca un lavoro molto più completo di quello che faccio io e che richieda competenze che a me mancano. In generale, sono un po’ in difficoltà con le definizioni, quando si tratta di parlare di questo lavoro, forse anche designer è un termine un po’ grosso, diciamo che, a un certo punto, mi è venuta la voglia di affrancarmi dalle riviste di maglia e progettare da sola i miei maglioni. Avrò avuto 22 o 23 anni e, grazie a una magliaia esperta, ho imparato a fare i campioni, a prendermi le misure e a realizzare maglie secondo le mie idee. I primi risultati non sono stati esaltanti, ma avevo appreso le basi. La molla vera e propria è scattata quando ho scoperto Ravelry (a fine 2008).

Donna
Quali sono stati i tuoi primi passi nel mondo del knit design italiano?

Annalisa
Come ti dicevo, Ravelry mi ha fatto venire la voglia di riprendere a lavorare a maglia con più motivazione e di iniziare a pubblicare quello che producevo. I primi esperimenti sono stati gli orsi, gli accessori, per poi provare a produrre capi più complessi e sviluppati in taglie. Il mio primo maglione pubblicato è stato Sunshine on My Shoulders, un cardigan da uomo (uno dei miei modelli di maggior successo). Ha avuto tutto inizio a lì.

Donna
Ultimamente hai presentato dei capi bellissimi dalla lavorazione piuttosto complessa, per esempio “You are My Sunshine”, “Nanuq” e “China Girl”. Sono interessata a capire il procedimento che segui quando crei un nuovo design. Parti dalla visione di un capo finito oppure ti ispiri a un punto o lavorazione particolare? Oppure segui altri percorsi ancora.

Annalisa
Una bella domanda, che ha tante risposte. A volte mi viene un’idea fulminante, come una visione del capo finito. Per China Girl è stato così, mi si è disegnato in testa da solo perché desideravo una giacca da indossare con una particolare gonna che ho. Più spesso mi capita di pensare a un dettaglio, come ai raglan di Equinozio d’Autunno, e di disegnare intorno ad esso tutto il modello. Altre volte ancora, penso che vorrei fare un tipo di capo (un cardigan con collo a scialle, ad esempio), mi siedo al tavolo con carta, matite e pennarelli e cerco di mettere sul foglio una serie d’idee che poi si trasformano nel capo finito. In generale posso dire che i miei lavori nascono dai miei desideri: disegno esattamente quello che mi piacerebbe indossare, da qualunque parte venga l’idea.

Donna
Non posso esimermi dal chiederti della tua collaborazione con “Le Lanivendole” e i loro meravigliosi filati a mano. E’ il filato che ti suggerisce il progetto? Quali sono i difficoltà a lavorare con un filato a mano rispetto ad un filo industriale?

Annalisa
Le Lanivendole sono due donne molto speciali, con cui mi trovo molto bene. Sono intelligenti, creative e franche, e realizzano filati bellissimi. Per me, disegnare modelli da realizzare con filati artigianali è stimolante proprio per la difficoltà che comporta: dosare i dettagli, stare attenta a non strafare, perché un filato fatto a mano dev’essere protagonista e non puoi soffocarlo con i particolari, ma non puoi neanche produrre modelli banali e devi valorizzare il filato portandolo a esprimere il meglio di sé. Di recente, insieme alle Lanivendole, ho iniziato una collaborazione ancora più stretta, che ha dato vita a una vera e propria scuola di maglia e a uno stitch’n’bitch, che inaugureremo il prossimo 18 giugno. Si tratta di un progetto che mi sta dando molte soddisfazioni.

Donna
Ho notato che spesso i tuoi viaggi influenzano i tuoi design. Intraprendi i tuoi viaggi con l’idea di tirar fuori un nuovo design o sono i luoghi stessi ad ispirarti nel tuo lavoro? Ce ne parli un po’.

Annalisa
I viaggi per me sono sempre fonte d’ispirazione, non solo per la maglia, ma per la mia vita in generale. Osservare la natura può suggerire un disegno, un motivo, oppure comunicare una sensazione che, in qualche modo, trova il suo sbocco in un punto o in un modello intero, non necessariamente in modo consapevole. Il mio ultimo viaggio alle isole Orcadi ha avuto un’influenza fondamentale sui miei lavori più recenti, proprio per le sensazioni che ho avuto da quella natura incontaminata.

Donna
Raccontaci un po’ di tuo marito, Alessandro Vietti, anche lui artista… ma della parola. Che influenza ha avuto lui sulla tua vita professionale da knit designer?

Annalisa
In un certo senso l’impatto più grande che l’attività di scrittore di Alessandro ha sulla mia vita professionale è il tempo che mi lascia. Dal momento che lui scrive ogni sera e ogni weekend, mi resta molto tempo libero da dedicare al lavoro a maglia e alla produzione di nuovi modelli. A parte questo aspetto prosaico, vivere con una persona creativa tiene il cervello sveglio, è fonte di continui stimoli e di chiacchierate illuminanti (oltre che di divertimento e di grandi risate), e poi Alessandro ha molto buon gusto e spesso chiedo consiglio a lui per abbinare i colori o altro. Ultimamente poi ho realizzato i Real Martians, i due pupazzetti maleducati che ci stanno aiutando a promuovere Real Mars, il suo ultimo romanzo, uscito il 18 aprile per le edizioni Zona 42.

Donna
Parlaci della altre persone che hanno avuto un impatto su Annalisa Dione – knit designer.

Annalisa
Sono veramente tantissime, ma vorrei cominciare dalle mie colleghe del Collettivo Maglia 198: Giuseppina Flamini, Sonia Motta e Natascia Sartini. Con loro ho sviluppato in modo consapevole la mia filosofia del lavoro a maglia, mi hanno influenzato molto a livello di sviluppo del gusto estetico e sono un appoggio fondamentale, anche a livello morale. Poi ci sono mia madre e mia sorella, anche loro sono parte del mio sistema di consiglieri e fonti d’ispirazione, soprattutto a livello di colore e di stile. Di mio marito e delle Lanivendole (Stefania e Federica) ho già parlato e la lista sarebbe veramente lunga, ma voglio spendere almeno una parola per le mie tester e per le mie allieve che ogni volta m’insegnano qualcosa e mi permettono di scrivere modelli sempre più chiari e precisi e di crescere come insegnante.

Donna
Ho appena pubblicato un’intervista con Meg Swansen; vorrei farti la stessa domanda che ho fatto a lei per concludere questa nostra chiacchierata: Ci puoi raccontare qualcosa di te che nessuno sa di te?

Annalisa
Wow, questa sì che è difficile! Adoro fare il bagno in mare quando l’acqua è fredda. C’è un punto preciso della spiaggia di Cavoli (all’isola d’Elba) dove ogni anno vado a tuffarmi perché l’acqua lì è quasi sempre gelida e trasparente, mi ricarica e mi fa sentire bene e non ne uscirei mai. Questo è il mio rito annuale di rinascita, quasi un capodanno personale.

Donna
Grazie, Annalisa! Puoi star sicura che ti seguirò nei prossimi mesi per vedere gli sviluppi della tua Scuola di Maglia e anche per vedere i nuovi modelli che ci proporrai!

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